JDIF - Il forum Italiano su Johnny Depp

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Pirati dei Caraibi 4 - La Fonte Della Giovinezza, il seguito del film...naturalmente con un'impronta personale!
icon2  CAT_IMG Posted on 8/6/2007, 16:53P_QUOTE
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l'altro giorno stavo pensando: come sarà potc4? e allora mi sono detta...se lo faranno, non posso proprio immaginarmelo, ma posso crearci un'ff! naturalmente, però in questa ff c'è pure il personaggio che mi rappresenta! beh...che posso dirvi...buona lettura!

Capitolo 1: proprio a me doveva toccare l’introduzione?

Salve! Sapete chi sono io?
No?!
Allora basta!
Dopo aver scritto solo…uhm…appena 5 parole, anche se a mano a mano che scrivo le parole aumentano sempre di più…comunque! Dicevo che dopo aver scritto queste poche righe voglio già dimettermi! Che?! Non posso?! E chi lo dice, di grazia? Ordini superiori? Ma che…?! Ok continuo! Ma sappiate che lo faccio contro la mia volontà! Allora…ricominciamo…chi sono io?
Il Capitano Jack Sparrow! Ecco chi sono! A questo punto, causa “ordini superiori”, sono costretto a raccontarvi cosa è successo dopo che quel simpaticone di Barbossa (accidenti a lui) mi ha lasciato a Tortuga andandosene a bordo della MIA nave…beh…in realtà però mi sono fatto abbandonare apposta…sì! Per dargli un po’ di vantaggio e così umiliarlo ancora di più quando l’avrei raggiunto a bordo di quell’inutile, piccola, minuscola, insignificante, obbrobriosa scialuppa delle malora. Come dicevo ero stato “dimenticato” a Tortuga, ma con me avevo una mappa davvero particolare: conduceva niente popo di meno che alla fonte della giovinezza! Avevo l’eternità a portata di mano…spero che Barbossa non se la sia presa troppo per il fatto che gli ho requisito la mappa…e poi, ragionando per bene, quella mappa mi spettava di diritto! Ho o non ho rinunciato ad essere il capitano del coccodrillo di Davey Johnes? Per colpa di quel fabbro di Will Turner che non se ne sta mai con le mani a posto, mi sono ritrovato a compiere questo viaggio verso la fonte…però devo ammettere che in fondo dovrei ringraziare Will per avermi fatto rinunciare al titolo di capitano del coccodrillo volante di Davey Johnes l’olandese, perché…beh…lo scoprirete in seguito, perché ora me ne devo andare a pranzo.
DO NOT DISTURB.

come vi pare l'inizio?

 
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un inizio alla Jack Sparrow non c'è dubbio!!!

Thank You

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I would still be loving you.
When mountains crumble to the sea,
There will still be you and me. An inspiration is what you are to me, inspiration, look... see
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eheh!!!

Capitolo 2:lo strano signor Vandom

Ciao. Mi chiamo Julia. Dopo quello che mi è successo ho deciso di scrivere ogni cosa che mi ha portato a vivere le esperienze che vi racconterò…io vivevo in una piccola città, che aveva molte grandi strade tutte uguali l’una all’altra, e molte piccole strade ancor più uguali l’una all’altre, abitate da persone tutte uguali l’una all’altra che uscivano ed entravano tutte alla stessa ora, facendo lo stesso rumore sugli stessi marciapiedi, per le quali ogni giorno era uguale al giorno precedente e a quello futuro, e ogni anno era la copia dell’anno passato e di quello ancora di là a venire.
Me ne andavo in giro spesso, specie la mattina, per acquistare le normali cose quotidiane, come il pane e la frutta…io e mio padre eravamo una famiglia di media borghesia: mio padre era un segretario del governo, uno che faceva o conti o cose del genere, e rientrava molto spesso a sera inoltrata, così io mi occupavo delle faccende della casa; non avevamo servitù: un tempo c’era un maggiordomo al nostro servizio, un certo signor Glade, ma se ne andò via quando avrò avuto più o meno 6 anni, quindi non me ne ricordo affatto…durante la giornata non facevo nulla di veramente interessante:passeggiavo certe volte in piazza, e ogni tanto mi fermavo a chiacchierare con Thomas, il fioraio…era un vero pettegolo…ne sapeva una più del diavolo, e così ce ne stavamo lì, nel suo negozio, a sparlare della gente del paese…un giorno mi trovavo appunto da Thomas e stavamo parlando del signor Vandom, un libertino che non sapeva far altro che corteggiare le dame di classe per ottenerne i favori…quel giorno indossavo un grazioso vestito di seta, decorato da alcuni ghirigori tessuti d’argento sul petto e sulle maniche; dico subito che normalmente non mi vestivo così: quello era un regalo della moglie di un collega di papà..beh…mentre Thomas componeva dei mazzi di fiori spettegolava dicendo:
“sai che Vandom ha iniziato a corteggiare Lady Katrine?”
“la moglie del gioielliere? E il marito come l’ha presa?”
“come vuoi che l’abbia presa! È totalmente concentrato sul lavoro che vede solo anelli e collane! Non se n’è proprio accorto! E se qualcuno gli dice di stare attento a sua moglie, lui gli risponde che ha tutta la situazione sotto controllo…”
“considera che non è più tanto giovane!”
“eh…è questo il guaio nello sposare delle ragazze, più che delle donne…”
“io però sua moglie non la invidio comunque in nessun caso, anche se questo Vandom non l’ho mai visto in vita mia…insomma…è un tizio che se ne va in giro rivolgendo un sorriso a tutte le donne, ricche soprattutto…è un commerciante di peccati…che razza di uomo meschino può essere!”
in quel momento si sentì il campanello del negozio, quello che produce quel tintinnio quando si apre la porta; mi girai per vedere chi fosse entrato, e vidi un uomo che camminava distintamente venendo verso di noi…era bello…fu questo il mio primo pensiero; era vestito con un abito scuro e portava con sé un bastone da passeggio….Thomas si chinò verso di me e disse sussurrando:
“quello è Vandom!”
Non era possibile…era sicuramente l’uomo più attraente che avessi mai visto, ma sfortunatamente sapevo che non c’era da fidarsi…
“desiderate qualcosa, signore?” disse Thomas a Vandom, che si era avvicinato a noi…
“avrei bisogno di un mazzo di rose” disse lui
“venite, vi faccio vedere quelli che ho…”
I due si allontanarono, ma potei notare che prima di seguire Thomas, Vandom mi guardò negli occhi intensamente, sorridendo…praticamente mi stavo per sciogliere…i due tornarono poco dopo, e Thomas portava un braccio un mazzo di almeno 20 rose, che posò sul bancone iniziando ad incartarle con un involucro più elegante. In quel momento Vandom mi chiese:
“con chi ho l’onore di parlare?”
Stava parlando proprio con me?
“m-mi chiamo Julia.”
Thomas fermò il suo lavoro per guardarci e Vandom lo osservò a sua volta come per dire “beh? Che vuoi?”, e Thomas dopo aver sostenuto lo sguardo solo per un secondo, tornò al suo lavoro. Vandom allora mi disse:
“Julia…incantevole…”
Ci fu un’altra interruzione: entrò una altro signore, che probabilmente era un amico di Vandom, perché appena lo vide disse:
“Carissimo! Che ci fate qui?”
“compro dei fiori…”
E quello, guardando le rose sul bancone disse:
“Oh, sono davvero belle!” e poi aggiunse fissando l’amico: “per chi sono?”
“per una mia amica…ma naturalmente non sono tutte per lei!”
E detto questo prese una rosa dal mazzo e me la porse galantemente! A me! La diede a me! E anche quando se andò sorridendomi, non riuscivo a non ammirare quel fiore rigirandomelo continuamente tra le dita. In seguito, rimasti soli, Thomas mi disse:
“lascialo perdere.”
non so perché, ma lo percepii come una specie di insulto…
“che cosa?” dissi “ perché scusa?”
“perché come hai detto tu, lui è un commerciante di peccati.” Mi rispose Thomas guardandomi negli occhi.
“mica lo conoscevo…” risposi tranquillamente
“credimi, non fa per te.”
“ma…ma non hai visto com’è stato dolce?
Mi sa che in quel momento avevo gli occhi a cuoricino, perché lui mi disse cambiando tono:
“quando lo incontrerai di nuovo, perché sono sicuro che lo incontrerai di nuovo, se ti deluderà in qualche modo io sono qua, ok?”
lo ringraziai di cuore e me ne tornai a casa di corsa, e subito posi la rosa in una piccola ampolla di cristallo con dell’acqua, continuando ad ammirarla.

 
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CAT_IMG Posted on 8/6/2007, 18:26P_QUOTE
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bellissima!!!!

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grazie! troppo buona!!!

Capitolo 3: oh mannaggia…

Rieccomi! Spero che ora vi ricordiate chi sono! Allora…tornando a noi, mi trovavo in quella scialuppa , e stavo leggendo la mappa che mi avrebbe portato alla mitica fonte della giovinezza…beh…fino a quel momento non c’era stato un filo d’aria, ma improvvisamente, proprio allora, sembrava che fosse arrivata una bufera (in termini un po’ più restrittivi ovvio…)! Dico solo che a momenti mi volava via il cappello! E con questo ho detto tutto…continuando a raccontare, una folata di vento fece volare via la mappa! Volava soavemente sopra la mia testa e allora ho allungato la mano per riacchiapparla…ci sarei arrivato…e invece no! Perché quella si mosse e se ne andò per i fatti suoi! Non potevo mica lasciare che la perdessi così, no? Mi alzai in piedi e dovetti rincorrerla avanti e indietro, di continuo, fino a quando non volò più in là della mia portata e io caddi in mare…quando risalii in superficie la prima cosa che vidi fu quel pezzo di carta che fluttuava nell’aria, allontanandosi sempre di più, diventando sempre più piccolo…
“che giornata…” pensai.
In più, girandomi, vidi che la mia barca che si stava muovendo senza il sottoscritto…iniziai ad inseguirla facendo lunghe bracciate, e mentre nuotavo urlavo:
“fermati accidentaccio di una barcaccia! Se non ti fermi, quando ti raggiungo ti affondo!”
Miracolosamente il vento calò e la barca rallentò.
“grazie…”dissi salendo a bordo.
Mi distesi sul fondo della scialuppa e riflettei:
“cavoli, cavolacci e cavoletti di Bruxelles! Con tutti questi cavoli potrei farci un minestrone…praticamente la mappa è andata, Will è andato, Sao Feng è andato, Gibbs è andato con quelle due e io mi ritrovo qui solo soletto come un emerito deficiente…potevo raggiungere la fonte della giovinezza! L’eternità! Diamine…io mica ci torno in quel deserto!”
Improvvisamente ebbi un’illuminazione:
“la bussola!”
La presi subito e l’aprii…manco a farlo apposta l’ago iniziò a girare all’impazzata…che giornata mi era toccata…chiusi la bussola e la scaraventai dall’altra parte della barca, mormorando:
“comincio ad odiarti, sai?”
Mi risdraiai a lungo…prima che mi venisse un’ulteriore insolazione decisi che a quel punto l’unica cosa sensata da fare era tornare a Tortuga…almeno lì c’era Gibbs! Mi rimboccai le maniche, afferrai i remi e invertii la rotta.

Edited by GIuLIa SPaRRoW - 14/6/2007, 09:03

 
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Grande Jack!!!Brava vai avanti!!

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Capitolo 4: fuoco!

La mattina mi svegliai di buon ora…mi sentivo emozionata come una bambina che deve andare ad una gita scolastica…mi girai da un lato, sul letto, e vidi la rosa del giorno prima, che avevo posizionato sul comodino…sorrisi tra me e me….mi alzai e aprii le finestre: era una giornata stupenda…mi vestii e scesi in sala da pranzo; subito vidi mio padre seduto a tavola con una tazza di caffè in mano e con l’altra che si teneva la testa mentre era intento a leggere il giornale…lo adoravo nel vero senso della parola. Mia madre era venuta a mancare quando ero piccola, e mio padre con i suoi sforzi è riuscito a non farmi mancare nulla, tra cui, la cosa più importante di tutte, il suo affetto…adoravo quando mi guardava sorridendo teneramente come si fa ad una bambina, o quando era pronto ad ascoltare i miei problemi, nonostante tornasse la sera tardi dal lavoro…mi ha fatto praticamente anche da madre, e di questo gliele sarà eternamente grata…vedendomi scendere dalla mia camera alzò gli occhi dal giornale e mi diede il buongiorno; io ricambiai, e poi gli dissi:
“non ti credevo già in piedi! La colazione di solito te la preparo io…”
“oggi devo essere in ufficio prima del solito…spero almeno che mi facciano tornare a casa prima...”
a quel punto gli feci:
“senti, io faccio colazione fuori, volevo andare a fare due passi prima che le vie si riempino di gente…”
“d’accordo, allora ci vediamo stasera.”
Aprii la porta di casa e lo salutai:
“ciao! Ti voglio bene!”
lui mi sorrise per ricambiare, e io uscii…L’aria era frizzante e fresca. Camminai per un po’, come se non avessi una meta precisa, ma in realtà volevo andare da Thomas…ma soprattutto volevo vedere Eric Vandom; io non sapevo veramente dove trovarlo: speravo che fosse passato lì intorno, quel giorno. Arrivata a destinazione trovai Thomas mentre apriva il suo negozio…
“ciao!” gli dissi
“ciao!” mi rispose “ti va una cioccolata calda?”
“volentieri!”
Entrammo e andammo sul retro, dove c’era un piccolo piano di cottura e Thomas mise su il pentolino con la cioccolata…ad un certo punto mi disse:
“sai che ieri, quando sei andata via, poco dopo è tornato Vandom?”
Ero allibita:
“v-veramente?”
“sì…e sai che voleva?”
“cosa?”
“voleva vedere se eri ancora in negozio…”
Ok…praticamente il cuore mi stava per scoppiare…
“maddai?”disse cercando di simulare la mai emozione;
“sì, e non trovandoti mi ha chiesto se eravamo amici, se ti conoscevo bene e se sapevo dove abiti…”
“e…e tu?”
“che eravamo amici, che ti conoscevo bene e che sapevo dove abiti…”
ci fu un attimo di silenzio…
“e tu? Gliel’hai detto? Dove abito, intendo…”dissi
“certo che no! Ma ti pare?”
io pensai: “ma sei cretino?!”
Thomas continuò:
“gli ho detto che caso mai volesse vederti sarebbe dovuto passare stamattina qui in negozio. Ho fatto bene no? E per ben due motivi: 1) se si fosse presentato a casa tua sarebbe stato davvero sfacciato; 2) ero certo che ti saresti catapultata qui il più presto possibile.”
Io gli saltai al collo esclamando:
“graziegraziegrazie!”
e lui fece:
“ehi ehi! Mi vuoi rompere la schiena? Non sono più tanto giovane!”
Lui aveva più o meno dieci anni più di me, quindi avrà avuto 30-31 anni all’incirca…lo so…la differenza è molta…però a me non importava affatto. Insomma…uno può essere amico di chi vuole, no? A prescindere dall’età.
“se tu sei vecchio allora io sono la donna più ricca del mondo.” Dissi, e Thomas controbatté:
“e chi ha parlato di vecchiaia? Io ho detto «non tanto giovane»…”
Stavo per ribattere, ma sentimmo il rumore della porta che si apriva, e poi una voce, un voce che desideravo sentire già da quella mattina, che diceva:
“c’è nessuno?”
Thomas si precipitò fuori con un balzo dicendo:
“signor Vandom! Buongiorno!”
E poi aggiunse ironicamente:
“qual buon vento vi porta?”
Eric ancora non aveva risposto e io mi feci avanti uscendo dal retro…quando mi ide Eric sorrise e mi disse la frase più semplice del mondo ma detta col tono più sensuale del mondo:
“Buongiorno Julia…”
“b-buongiorno milord.” Dissi, ma lui controbatté:
“oh, chiamatemi Eric, vi va?”
“d’accordo.” risposi.
Credo che a quel punto Thomas si sentisse un terzo incomodo, perché infatti chiese:
“desidera qualcosa quest’oggi, signor Vandom?”
Eric sembrò assumere un’aria pensierosa e poi rispose:
“uhm…sì…ero venuto per…per…strano! Non me lo ricordo!”
Ah! Allora era vero che era venuto apposta per me! Perché era ovvio che aveva mentito, no?
poi Eric si rivolse a me proponendo:
“avete già fatto colazione? No? Allora potremmo farla insieme, che ne pensate?”
E mi offrì il braccio; io lo accettai dicendo:
“sì, certamente.”
mentre stavamo per uscire dal negozio guardai Thomas e lui mi fece l’occhiolino sorridendo.
Ci dirigemmo in una cioccolateria che si trovava lì vicino, e mi venne in mente che alla fine non avevo bevuto quella che mi stava preparando Thomas:
“pazienza” pensai “magari dopo andiamo a pranzo insieme…sempre se non mi invita prima Eric…”
Lo guardai: i capelli erano corti e di un nero lucente; gli occhi invece erano verdi, e parevano proprio delle pietre preziose; la mascella pronunciata, le labbra rosee…tutto in lui mi sembrava perfetto. Ci sedemmo ad un tavolo e prendemmo i menù,
“allora…” feci io;
“io credo che prenderò la cioccolata alla menta.”disse Eric;
“oh…io sinceramente odio la menta…preferisco…uhm…forse al giaduja…o magari una semplice cioccolata fondente…forse però è buona anche quella alle nocciole o alla vaniglia.”
Lui mi guardava con le braccia appoggiate sul tavolo, dicendo:
“si direbbe che siate piuttosto indecisa, bambina.”
Arrossii: “è che adoro la cioccolata in generale!”
“sì, è molto buona.”
ordinammo (alla fine la presi al peperoncino) e quasi subito ci ritrovammo davanti due belle tazze grandi di cioccolata bollente. Stavo per berne un sorso, ma accadde qualcosa di insolito: la porta venne aperta, anzi venne spalancata di Isabel, la pasticciera, che si precipitò da me urlando:
“oh mio Dio, Julia! È successa un cosa orribile!”
era davvero provata…perché era così turbata?
“che cosa Isabel?” chiesi;
“la vostra casa! Sta bruciando! E vostro padre…è la dentro!”
non so come descrivere gli attimi che seguirono quel piccolo colloquio: angoscia, paura, timore, terrore. Eric ed io arrivammo velocemente a casa mia, appena in tempo per vederla ardere dalle fiamme: fuoco…quell’elemento tanto utile si era rivelato un distruttore…scendemmo dalla carrozza con cui eravamo arrivati, ed Eric mi chiese:
“voi abitate qui?”
domanda fatta in un mometo poco opportuno, era ovvio! Non gli diedi ascolto e mi diressi verso i numerosi vicini che stavano cercando di spengere il fuoco con i secchi d’acqua che venivano riempiti dal pozzo che si trovava fortunatamente non molto distante. Andai di corsa da uno e gli disse quasi urlando:
“mio padre! Dov’è?”
Lui mi guardò con un’espressione degli occhi quasi compassionevole e mi rispose:
“uno di noi è andato là dentro, lo tirerà fuori, vedrai.”
Non finì neanche di parlare che una finestra si frantumò in mille pezzi, poiché un uomo la ruppe per saltare fuori e mettersi in salvo. Dietro di lui delle enormi fiamme rischiarono di ustionarlo, ma lui ne uscì illeso e poi,aveva qualcosa sulle spalle! Sembrava un fagotto, ma in realtà era mio padre! Si allontanò dalla casa e depose il corpo a terra; mi precipitai da lui e lo ringraziai infinitamente, e lui se ne andò dicendo che aveva fatto solo ciò che bisognava fare e che sarebbe subito corso a chiamare un medico. Io, rimasta sola con mio padre, mi chinai su di lui: aveva ripreso conoscenza. Tutto il suo corpo, però, era pieno di ustioni…lo stesso volto pareva irriconoscibile…gli dissi:
“papà! Papà! Sta arrivando un dottore! Non agitarti!”
lui girò la testa a fatica e mi disse:
“ti devo parlare.”
“Potremo farlo in seguito, perché guarirai, credimi!”
“No. Ora.” Fece una pausa e disse:
“sei grande ormai, mi cara, e ora è il momento più opportuno per rivelarti una cosa dell’estrema importanza…”
chiuse gli occhi, ma li riaprì subito e continuò:
“perdonami figliola, ma io…non sono tuo padre.”
Che cosa? Che voleva dire? Che ero stata adottata? No! Non poteva essere vero!
Forse lui lesse la preoccupazione nei miei occhi, perché riprese:
“sì, tesoro…tua madre ed io ti abbiamo adottata…lei purtroppo ci abbandonò prestissimo, ma ora il puntò è un altro…è stato il nostro vecchio maggiordomo, il signor Glade, a trovarti. Una sera, a casa nostra venne un uomo che gli consegnò una bambina: te. Glade però non ci ha mai detto chi fosse quell’uomo, sebbene ci fece capire di conoscerlo…diceva che era meglio per tutti non sapere la sua identità.”
fece un’altra pausa…
“ti chiedo una cosa, Julia, e desidero che tu me la prometta.”
“qualsiasi cosa!”
“và da Glade. So di certo che abita a Panama. Fatti dire che è tuo padre, perché…”
si interruppe e mi guardò, ma parlai io al posto suo:
“non dire così, tu non te ne andrai! Guarirai!”
Provò a sorridermi, anche se a causa delle ustioni gli era molto difficile:
“cerca tuo padre, vivi con lui…e da lassù pregherò sempre che ti dia almeno un po’ del bene che te voglio io…”
“non te ne andare ti prego! Resisti!”
“no…non fare così…te la caverai…e perdonami se non ti ho detto nulla prima d’ora…”
“non hai niente da rimproverarti.”
mi guardò dolcemente e mi disse:
“ricorda che ti voglio bene, figlia mia…”
E spirò tra le mie braccia, proprio mentre gli dicevo:
“te ne voglio tanto anch’io.”
Il dottore arrivò poco dopo, ma poté solo constatarne la morte. L’incendio venne domato, ma della casa ormai ne era rimasto ben poco.
Thomas arrivò ansante proprio in quel momento e quando mi raggiunse io non riuscii a fare altro se non abbracciarlo, iniziando a piangere e a parlare ad intervalli:
“non c’è più! Se n’è andato!” continuavo a ripetere, e lui, per quanto poteva, provò a consolarmi:
“Sssssssh…sfogati…sono qua, sono qua…”
Io lo strinsi forti e continuai a piangere…il dottore portò via mio padre su una barella e coperto da un lenzuolo…adesso ero sola…dopo alcuni minuti ce stavo lì alzai la testa dal petto di Thomas e mi guardai intorno: la mia casa non c’era più, e nemmeno Eric c’era più…
“è andato via.”sussurrai.
Thomas mi sentì e mi disse:
“non preoccuparti, sicuramente adesso è in un posto migliore.”
credo che lui avesse capito che mi stesse riferendo a mio padre quando ho detto «è andato via», ma in realtà stava parlando di Eric. Thomas interruppe i miei pensieri, perché mi disse:
“senti…adesso vieni a casa mia e mentre tu ti fai una bella doccia io ti preparo una camera, ok?”
“Non…non vorrei essere di troppo disturbo…”
“che cosa?! Disturbo?! Piantala e andiamo, dai.”
Mi prese a braccetto e ci incamminammo…è da questo che si riconoscono i veri amici, e Thomas era un amico…in quanto ad Eric non ne ero più tanto sicura.

 
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bravissima,che bella

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Frederick Abberline

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bellissima l' idea del jack narratore... continua! E' fantastica!


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scusate il ritardo, ma stranamente in estate è moooooooooooolto difficile che venga...

Capitolo 5: quando Gibbs torna ad essere utile

Tornai a Tortuga abbastanza presto…non avendo niente da fare! Vorrei vedere! Ormeggiai la mia barca al porto e mi diressi verso una locanda: con una delusione del genere avevo bisogno di qualcosa di forte. Presi una bottiglia del mio amato rum e girovagai per la locanda, cercando di intravedere qualcuno di mia conoscenza o magari qualche fanciulla che voleva approfondire il suo rapporto con me. Sfortunatamente non trovai nessuna di queste fanciulle…cosa strana lo ammetto…però trovai ben tre persone di mia conoscenza…anche se due di loro non mi erano molto gradite…mi imbattei infatti in Gibbs e in Giselle e Scarlet, che oltretutto stavano una seduta su una gamba del mio primo ufficiale e una sull’altra. Come! Ma dico come potevano trovare interessante lui e non me! Beh…forse ho detto qualche bugia…ma non è questo il punto! Non vedete che bel faccino che ho? Donne…chi le capisce è bravo…
Mi diressi da quel simpatico trio e dissi:
“Gibbs! Signore…che fortuita circostanza trovarvi qui!”
si alzarono tutti e tre in piedi e Gibbs disse:
“Jack! Ma dov’eri finito?”
“Io?” risposi “ero andato con quella scialuppa e cercare la fonte della giovinezza, dato che avevo rubato la mappa di Sao Feng a Barbossa, ma poi si è alzato il vento e la mappa è volata via e non mi funziona più neanche la bussola…”
Loro si guardarono e subito dopo iniziarono a ridere come dei pazzi (chissà, magari lo erano davvero!). quando finalmente si calmarono Scarlet mi fece:
“il solito Sparrow!”
E di seguito Giselle:
“non cambi mai!”
Io feci finta di non aver sentito e chiese loro:
“E voi? Posso immaginare quel che avete fatto.”
Le due mi guardarono male, ma Gibbs no: evidentemente il suo cervello da canarino non afferra i doppi sensi, infatti mi disse:
“e che sei veggente? Comunque sono riuscito a trovare nave e ciurma, e indovina un po’? io ne sono il capitano.”
“davvero?!” dissi
“non ci credi?” fece Gibbs
io mi avvicinai e scansando le due amanti degli schiaffi gli misi un braccio intono alle spalle e gli dissi in tono confidenziale:
“Caro caro caro Joshamee…così mi fai rattristare, però!”
“Io? Ma perché?” mi chiese lui;
“noi siamo sempre stati una squadra, giusto?”
“giusto.”
“E ora non vuoi più stare in combutta con me?”
“ma che dici cero che ci voglio stare!”
“e allora perché vuoi sciogliere la squadra?”
“ma io non voglio sciogliere la squadra!”
Io a quel punto fece una faccia triste e continuai:
“ma se tu sei il capitano allora io chi sono?”
Gibbs mi guardò e intuì il problema:
“capisco…allora facciamo così: io torno a fare il primo ufficiale e tu sarei il capitano.”
Io gli sorrisi e dissi:
“Wow! Hai subito trovato la soluzione! Non ti facevo così perspicace!”
lui mise su un sorrisetto compiaciuto ed andò da Scarlet. Da me invece venne Giselle che mi disse in modo sprezzante:
“giochi sporco!”
e io risposi:
“pirata…”
La mattina dopo Gibbs mi portò sulla nuova nave che aveva procurato e mi presentò a tutti come il nuovo capitano. Poi salpammo e arrivati ormai a fine giornata mi venne un dubbio, e dopo aver chiamato Gibbs gli chiesi:
“come stiamo a viveri?”
Lui uscì e andò a controllare; tornò e mi disse:
“ehm…al massimo arriviamo a domani mattina…”
io gli feci:
“lo sospettavo…dì alla ciurma di fermarsi al primo porto che incontriamo per fare rifornimento. E mi raccomando, dì che quando arriveremo bisognerà cambiare bandiera….per non dare sospetti.”
Gibbs andò a dare l’ordine e io aspettai nella mia cabina.

commentate prego!

 
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 20/11/2009, 17:45


lo so che non avete ancora letto il capitolo precedente, ma ho finito di scrivere e allora volevo postare! beh...buona lettura!

Capitolo 6: svolta

Due giorni dopo l’incendio ci fu il funerale di mio padre: si svolse nel giardino della chiesa, sotto i pini; era una bella giornata; gli invitati non erano molti: qualche collega di papà e qualche amico…i parenti erano tutti in Inghilterra…mentre si svolgeva la messa pensavo che sarei potuta tornare nel vecchio continente e stabilirmi da una mia zia adottiva, ma poi mi ricordai della promessa fatta a mio padre e a quel punto dovevo restare; in più mi stava venendo il desideri di sapere quali fossero veramente le mie origini…fatto sta che Thomas ed io stavamo tornando a casa insieme, quando però dall’altra parte della strada vidi Eric. Dissi a Thomas di andare a casa e di aspettarmi lì, e così io andai dal signor Vandom.
“Salve Eric!” gli dissi “non vi vedo da due giorni e non ci siamo neanche salutati. È successo qualcosa?”
Lui mi guardò, ma mi resi conto che le più dura di come l’avevo vista giorni prima.
“niente di particolare.” Mi rispose;
“ma…ma perché ve ne siete andato così l’altro giorno? La mia casa stava bruciando e nel momento in cui avrei avuto bisogno d’appoggio voi siete sparito.”
“avevo i miei motivi.”
“e cioè?”
Lui si avvicinò a me e mi rispose:
“La vita è complicata…è crudele, e se non si trova il modo giusto per affrontarla si finisce per chiudersi in se stessi e desiderare che i mondo finisca. Io ho trovato il mio modo per cercare il sollievo in questa vita opprimente; provare tutto ciò che si desidera…non parlo solo del desiderio carnale ma di tutte le cose che passano per la testa e che quando si è stati bambini venivano viste come un qualcosa di lontano e irraggiungibile…per fare questo però occorre un elemento importantissimo: il denaro; senza il denaro, allora, può la vita avere un senso? No…vedendo la vostra casa ho subito capito che di denaro ne avete solo il minimo indispensabile, e così ho deciso di lasciar perdere.”
Si fermò e mi osservò---
“un discorso più insulso di questo credo che non lo sentirò mai…” pensai, e lui finì in bellezza dicendo:
“questo è tutto quello che posso darti.”
E mi diede un lieve, lievissimo bacio sulla bocca; poi si voltò e ricominciò a camminare piantandomi in asso in quel modo…
“la vita fa schifo.” Pensai, e me ne andai infuriata a casa di Thomas. Quando arrivai aprii la porta e la richiusi sbattendola alle mie spalle; da qualche parte provenne la voce di Thomas:
“Julia? Sei tu?”
Io risposi secca:
“sì.”
“è…è successo qualcosa?”
“è successo che la vita fa schifo!”
Venne da me e mi chiese:
“perché fa schifo?”
Gli raccontai del mio incontro con Eric, e lui mi ascoltò pensieroso; quando finii mi disse:
“non ti dirò te l’avevo detto eccetera eccetera…sappi solo che la vita non è brutta come potrebbe sembrarti adesso. Vedrai che fra non molto tutto tornerà di nuovo alla normalità. Io gli sorrisi e gli disse:
“Grazie Thomas, sei il migliore.”
“non per vantarmi, ma lo so…”
lo guardai divertita, ma poi tornai seria e disse:
“ti devo parlare.”
Ci sedemmo sul divano e ripresi:
“prima di morire mio padre mi ha detto che in realtà io sono stata adottata…”
“oh…”
“e…e mi ha detto che il signor Glade, il nostro vecchio maggiordomo sa chi è il mio vero padre…lui…lui abita a Panama, e io…io stare parto e vado a sentire che mi dice.”
Thomas mi disse quasi rattristato anche lui:
“stasera? Non è meglio aspettare un po’?”
“non creso che già domani avrei la stessa risolutezza di adesso.”
“capisco…in fondo è una tua scelta…”
“sì, è quello che voglio fare.”
Velocemente, come se il tempo avesse le fregole, arrivò la sera. Io ero sulla soglio della porta di casa e mi accingevo a salutare il mio amico.
“allora io vado.” Feci “chiederò a qualcuno un passaggio fino a Panama.”
“Sei sicura che non vuoi che venga con te?”
“hai il negozio a cui badare…no…è meglio così.”
Ci guardammo e in quel preciso istante sentii le labbra fremere e gli occhi gonfiarsi di lacrime. Istintivamente lo abbracciai forte dicendo:
“mi mancherai”
E lui abbracciandomi a sua volta mi rispose:
“mi mancherai anche tu.”
Ci staccammo e dopo essermi asciugata gli occhi lo salutai per l’ultima volta. Subito dopo lui chiuse la porta di casa e io mi diressi al porto.

ed ecco un altro capitolo!

Capitolo 7: i due mercanti che tutto sono tranne che mercanti

Passai davanti a molte navi, solo che a bordo non c’era nessuno e allora non sapevo a chi chiedere quel passaggio. Alla fine però vidi una nave un po’ più piccola delle altre, su cui era stata posizionata una passerella che la univa alla banchina, e due tizi che caricavano alcune botti spingendole e facendole rotolare su questa passerella…mi avvicinai al primo in cui mi imbattei: aveva una lunga giaccia, che arrivava ai polpacci, un grande, potrei dire, un enorme cappello che gli copriva quasi tutta la faccia; del volto, infatti, notai soltanto un paio di treccine che gli pendevano dal mento. Ah! In più aveva una strana camminata oscillante…
“buona sera.” Dissi.
Quello si fermò a guardarmi e credo che abbia sorriso rispondendomi, perché intravidi un luccichio sotto il cappello.
“buona sera.” Mi rispose.
Mentre parlava si avvicinò anche l’altro compare: non aveva una giacca, ma un gilet, indossava un cappello molto ampio anche lui e portava un paio di basettoni. Io mi rivolsi sempre al primo:
“Siete dei mercanti?”
“ehm…più o meno.”
“Ecco…avrei bisogno di un passaggio fino a Panama. Sì…beh…potreste darmelo voi?”
Il tizio guardò il compare che non disse niente, ma mosse solo le labbra; capii però dal labiale che voleva dire una cosa tipo: “porta male.” Ma non sono sicura di aver capito bene.
Il tizio gli rispose:
“Bazeccole.” E tornò a rivolgersi a me:
“Ma naturalmente, milady. Fino a Panama avete detto? Non c’è problema.”
E mi accompagnò lui stesso a bordo, mentre il compagno caricava l’ultima botte. Così fecero partire la nave e restammo tutti in silenzio finché non raggiungemmo il largo…io ero abbastanza tranquilla…poi ad un certo punto l’uomo con i basettoni aprì una porta e urlò dentro:
“Avanti, forza!!! Potete uscire!!!”
praticamente subito una massa di gente uscì di corsa da quella che doveva essere la stiva e venne sul ponte. Qualcuno iniziò persino a guardarmi con un certo…ehm…interesse. Il tizio con le treccine sul mento non sembrava affatto turbato, anzi…se ne stava tranquillo al timone…ad un certo punto urlò:
“Avanti! Cambiate bandiera! Che aspettate?! Che si cambi da sola?!”
Alcuni dell’equipaggio l’andarono a prendere e tornarono con in mano una stoffa nera; innalzarono la loro bandiere e mi resi conto che ero finita su una nave pirata! Ero paralizzata! Come mi dovevo comportare adesso? Ma soprattutto, che mi avrebbero fatto?
L’uomo al timone si tolse il cappello e finalmente lo vidi in viso: l’idea che mi feci era di un tipo alquanto bizzarro: i capelli tenuti con una bandana rossa, la matita nera sugli occhi…che si poteva aspettare da uno così? Subito disse al compagno, che nel frattempo si era tolto anche lui il suo cappello:
“Gibbs! Vai in cabina, ci dev’ essere il mio cappello.”
Quello che doveva chiamarsi Gibbs partì a razzo e tornò poco dopo con un copricapo notevolmente più piccolo di quello di prima. L’uomo con le treccine se lo mise in testa compiaciuto e si diresse verso di me, che nel frattempo ero rimasta in un angioletto, osservando tutto quello che mi stava succedendo intorno, senza poter reagire…
“salve, milady.” Mi disse “spero che tutta questa gente non vi disturbi troppo!”
“chi…chi siete voi?”
“Il capitano Jack Sparrow, dolcezza!” mi rispose facendo un inchino.
“voi…voi siete un pirata!”
“Ehi! Siete veramente perspicace, non c’è che dire!”
Io non sapevo veramente cosa rispondere o pensare. Ero…oddio che situazione!
“Venite, prego,” disse allora “ vi porto in cabina.”
Mi condusse in una stanza abbastanza ampia, con le finestra, una scrivania con delle carte, una libreria e un letto. Non era male, alla fin fine. Jack Sparrow o come si chiama, andò alla scrivania, si tolse il cappello, la giacca, il gilet e la spada e ce li poggiò sopra…
“che…che state facendo?” chiesi
“me ne vado a dormire.”
“ma questa non è la mia cabina?”
“no, è la mia, ma vi farò la cortesia di dormire qui con me.”
E detto questo mi sorrise malizioso.
“che cosa?” feci “io non ci dormo qui con voi!”
“o qui o con la ciurma”
“ma…ma…”
Mi guardò con una faccia come per dire “non avete scelta”, e allora gli disse:
“se provate a toccarmi, anzi, a sfiorarmi solo con un dito, potete considerarvi morto!”
“ho capito…posso parlarvi, allora?”
“no!”
“guardarvi!”
“no!”
“Posso almeno respirare?”
“sì, ma in silenzio!”
E detto questo mi misi a letto. Lui si sdraiò con un sospiro e io provai ad addormentami…in che razza di situazione ero capitata! A dormire con quell’insulso pirata! Non vedevo l’ora che arrivasse il giorno.
Finalmente un raggio di sole mi colpì in faccia e mi svegliai; subito ricordai dove mi trovavo e soprattutto con chi. Mi girai cercando di non fare il minimo rumore e vidi che quel pirata non si trovava più al mio fianco.
“Oh meno male…” sospirai e mi allargai sul letto aprendo le braccia. Dopo un paio di minuti mi alzai, mi sistemai i capelli davanti allo specchio e decisi di uscire sul ponte: tanto stando là dentro la situazione non sarebbe comunque cambiata. Aprii la porta e mi scontrai letteralmente con Sparrow…ci demmo una testata tremenda…
“ahi! Guardate dove camminate!” gli dissi io.
“io?! Siete voi che mi siete venuta addosso! Mi avete scombussolato il cervello!” disse invece lui.
“ma se nemmeno ce l’avete un cervello!”
“che cosa? Mi ripagate così per avervi aiutato?”
“Aiutato?! Ma aiutato de che?!”
“Vi ho dato un alloggio…”
“ma io non ve l’ho chiesto! È un passaggio quello che vi avevo chiesto!”
“E ve lo sto dando questo passaggio!”
Lo guardai calmandomi un attimo.
“davvero?” domandai
“sì! E se mi fate passare potrei prendere delle carte nautiche.”
A quel punto mi scansai e lui entrò in cabina.
“servono per condurmi a Panama?” chiesi
mi guardò e mi disse:
“No. Prima devo fare una capatina in un altro posto, che credo si trovi qui vicino.”
“ma…vedo l’aiuto che mi date allora!”
“vi ho detto che vi avrei aiutato, ma non avete precisato il quando, e nemmeno il come!”
“il come?”
“sì, perché se continuate così a Panama vi ci mando a piedi!”
“voi…voi siete…”
“un disonesto!” concluse lui.
“esatto!” dissi
“ e su un disonesto potete sempre contare che sia disonesto onestamente.”
Io allora decisi di stare al suo gioco:
“no, non credo, perché un disonesto non è mai onesto, proprio perché è disonesto, quindi non è possibile che un disonesto sia disonesto onestamente.”
“uhm…voi dite che se un disonesto non può essere disonesto onestamente, allora per voi sarà disonesto disonestamente. Ma se un disonesto vi dice che è disonesto disonestamente, potete onestamente confidare che sia disonesto?”
“ma se però un disonesto è disonesto onestamente, allora a quel punto non è più molto disonesto, non credete?”
“il vostro ragionamento non fa una grinza, però se allora un disonesto è disonesto disonestamente, non è più un vero disonesto, perché se vi dice di essere disonesto, ma lo fa disonestamente, allora potrebbe anche essere un onesto, comprendete?”
Sinceramente a quel punto non sapevo come replicare e allora Sparrow disse prendendo in mano una carta nautica:
“se a questo punto avete finito di parlare io tornerei di là-“
“non vi trattengo!”
Stava per uscire, ma si girò e mi disse.
“Ah! Non vi ho dato il buon giorno!”
“non ci tengo, grazie!”
E gli chiusi la porta in faccia.

 
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CAT_IMG Posted on 26/6/2007, 15:54P_QUOTE
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 23/11/2009, 10:28


che bella!!!

Thank You

imageIf the sun refused to shine,
I would still be loving you.
When mountains crumble to the sea,
There will still be you and me. An inspiration is what you are to me, inspiration, look... see
If the sun refused to shine, I would still be loving you.
When mountains crumble to the sea, there will still be you and me.

-Led Zeppelin-


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CAT_IMG Posted on 28/6/2007, 21:16P_QUOTE
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Frederick Abberline

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 3/11/2009, 11:10


fantastica! sei grande! continuaaaaaaaa!


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CAT_IMG Posted on 29/6/2007, 12:46P_QUOTE
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Jack Sparrow

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 22/11/2009, 22:37


bellaa



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Tibby: Forse delle volte è più facile arrabbiarsi con le persone di cui ti fidi.
Carmen: Perché? Perché dev'essere così?
Tibby: Perché sai che comunque ti ameranno sempre.
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